Il Natale si avvicina e desideravo scrivere un articolo che, oltre ad informare, portasse con sé anche un augurio.
La storia Natalizia Disney più celebre è “Canto di Natale” tratto dall’omonimo romanzo di C. Dickens, desideravo oggi partire da questo racconto per parlare di Resilienza.
Nel cartone il personaggio resiliente è l’impiegato dell’insensibile Sig. Scrouge, egli infatti, nonostante le difficoltà economiche, lavorative e famigliari riesce a portare avanti la sua vita ed essere una persona positiva e generosa con gli altri.
La resilienza è proprio questo: la capacità di far fronte alle diverse difficoltà della vita, ai fallimenti o ai traumi superandoli e “trasformandoli”. Questo non vuol dire cercare di dimenticare o negare un’esperienza dolorosa e negativa ma “affrontarla”, rielaborarla ed uscirne rafforzati.
Resiliente è colui che, nonostante sia stato ferito, non si considera una vittima ma utilizza le proprie risorse per affrontare le avversità.
Per spiegare il concetto di resilienza viene spesso utilizzata la metafora dell’ostrica. Un’ostrica reagisce all’entrata di impurità, come un granello di sabbia, producendo la perla. Quando infatti un elemento estraneo penetra nell’ostrica creando un’azione di forte disturbo, il mollusco per proteggersi inizia a secernere una sostanza madreperlacea che isola, strato su strato, questo corpo estraneo. La perla è dunque il risultato di una ferita cicatrizzata.
Vi sono alcuni fattori che predispongono maggiormente una persona ad essere resiliente e, allo stesso tempo, ne favoriscono la capacità di non mettersi in pericolo; tra questi troviamo: l’aver avuto figure genitoriali positive e capaci di sintonizzarsi con i bisogni ed gli stati emotivi dei propri figli, relazioni sociali positive e sviluppo si una buona stima di sé.
Ciò che invece può ostacolare lo sviluppo di questa competenza è l’aver sperimentato, già nei primi anni di vita, situazioni difficili, poco protettive, contesti famigliari conflittuali, genitori spaventati, spaventanti, poco empatici e capaci di connettersi emotivamente al vissuto emotivo dei propri figli.
Cosa si può fare? Per provare ad incrementare la propria resilienza può essere utile sviluppare il senso di sicurezza interno, la stima di sé e la sensazione di operare in modo efficace.
Come? Lavorare sulle proprie capacità empatiche, creative e di “soluzione dei problemi”e potenziare le relazioni positive, cioè quelle che ci offrono sicurezza ed una “base sicura”.
Ricorda: Per essere resilienti non bisogna essere invincibili, ma al contrario consapevoli delle proprie risorse e delle proprie fragilità.
Dott.ssa Fumi Karini
Psicologa Psicoterapeuta
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Iscritta all’ Ordine degli Psicologi della Lombardia con n° 03/14939